"L'intellettualismo dipende da un istinto da galletti che vogliono dominare il pollaio", G. Celati.

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martedì, 20 novembre 2007
CAMPI DI STERMINIO MENTALI

 

 

       Pochi appaiono esser consapevoli di quanto dietro il razzismo si nasconda un semplice errore logico. L'errore di chi pre-giudica una persona assegnandole caratteristiche tradizionalmente possedute dalla categoria sociale, etnica, anagrafica, geografica, più spesso culturale, alla quale appartiene o, meglio, sembra appartenere. Il razzista ha fretta di sentenziare, non vuole ammettere di non sapere, rifiuta di rallentare, di guardarsi intorno, di aspettare e valutare tutti i casi, disprezza la cautela ed il rispetto umile delle contingenze. Assolutizza il relativo, generalizza il particolare, ingigantisce il dettaglio. Gli zingari rubano, gli uomini sono sessuomani, gli ignoranti sono stupidi, i settentrionali sono freddi, gli stranieri sono delinquenti. Lo sappiamo che è così, è scontato, perchè darsi la pena di verificare? E’ molto facile sentir parlare di un “loro”. Non ragazzini, non vecchi abituati alla mentalità chiusa da paesello, non incolti neofascisti. Persone con cui è facile discorrere dell’ultimo romanzo o saggio letto, evento rarissimo in Italia. Anche questi parlano di un "loro". Chi sono loro? Lo sappiamo tutti. E’ ovvio.

     In una vecchia canzone del divinizzato cantante del popolo (un pò come è del popolo il nuovo partito del Miliardario) Vasco Rossi, “Colpa d’Alfredo”, si diceva candidamente: “E’ andata a casa con il negro la troia!” e “l’ho vista uscire mano nella mano con quell’africano che non parla neanche bene l’italiano”. Canzone che ho sentito cantare spesso da tante illuminate persone autoelettesi di sinistra, senza neanche un riferimento sarcastico, una leggera presa di distanza da queste due frasacce. Recentemente ho sentito Beppe Grillo, in un suo spettacolo, consigliare ai poliziotti di menare gli immigrati non in pubblico, non davanti a tutti belìn!, ma al riparo dalle luci mediatiche!

    E’ facile poi sentirsi spiegare da conoscenti di CENTROsinistra ( non di sinistra per carità che poi diventi estremista!) che la si butta sul razzismo perchè non si abita davanti ad un campo rom! Non sono leghisti, semplicemente respirano il clima all’interno del quale parlare del tema della sicurezza (altra parola desemantizzata) significa badare a non essere espropriati dagli zingari. Un clima culturale inquinato dall’aura di rispettabilità conquistata dai vari criptofascisti come Fini, Casini, Berlusconi, Amato; un clima in cui si è estremisti se non si riconosce che la coperta è corta e “loro” ci stanno sempre più scoprendo. Stiamo facendo il naso al letamaio, non riconosciamo più come barbarie la politica dell’esclusione e dell’espulsione. Lo schiavismo implicito della Bossi-Fini è stato accettato, anzi con un verbo che piace anche alla sinistra, “tollerato”, sanato. Non basta dire che la sinistra si sta lasciando contaminare, che la sua vera essenza, il suo volto oscuro ed autentico, è la destra. Il razzismo culturale (non più etnico) è l’anima di una politica ritenuta realista, responsabile, concreta. Bisogna conservare e tutelare il fuori, la sua nullificazione per opera della globalizzazione è inaccettabile. Che restino in vita il fuori e la casa, ed in questa rifugiamoci contro le tenebre dell’incontro con l’altro.

    L'ignoranza dell'altro, il non conoscere la sua complessità, è il primo incubo del razzista. L'altro è una notte oscura da cui fuggire, un arcano che ci può esplodere addosso. Gli idioti ( nel senso letterale) di sinistra che risolvono tutto urlando "a casa mia nessuno è straniero" non fanno che ripetere la viltà della fuga dall'estraneità, mistero da tutelare. In un impeto di romanticismo infantile dimenticano che la differenza non va nè sciolta nè rimossa. Dell'altro è necessario salvare la ricchezza. Oggi invece sono più ammirate le scorciatoie. E' più economico affidarsi agli eventi singoli e lasciare che si dilatino infettando l'insieme. Più facile ridurre la complessità: gli immigrati non sono persone, sono braccia.

Postato da: jackleopardi a 16:45 | link | commenti (4)

martedì, 13 novembre 2007

sanguineti

 

Spero si senta.

Postato da: jackleopardi a 16:18 | link | commenti

Postato da: jackleopardi a 16:10 | link | commenti
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Postato da: jackleopardi a 16:10 | link | commenti
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OCLOCRAZIA E OBBLIGO DELLA SEMPLICITà

 

     "Quando nessuno sapeva che Lapo Elkann era un fesso non aveva tutto il successo di oggi". Uno splendido pezzo di Edoardo Lombardi Vallauri su Radiotre ieri alle 18. E' possibile scaricare la puntata. Mezz'oretta sulla NECESSARIA produzione di stupidità da parte della teledemocrazia attuale.

     Bisogna che gli ospiti televisivi siano semplici e banali per essere popolari. La legge della ricerca della popolarità obbliga i media a bandire la complessità e tutti gli approfondimenti che piacciono solo alle minoranze. Il cretino prevale e risulta più accattivante. La cultura e l'intelligenza non sono più desiderabili perchè vorrebbero insegnare la complessità e la molteplicità dei punti di vista. Un tempo portavano perfino potere e ricchezza. Chi è più colto capisce le altre persone meglio degli ignoranti, quindi è capace di anticiparle e perfino di prevalere. Oggi, invece, è molto più utile essere meno preparati e convenzionali: in televisione conta solo la velocità e la semplificazione, ridotta fino alla miseria. Non sono ammessi i ritardi e le lentezze necessarie alla comprensione articolata delle cose.  Chi parla dai canali televisivi non deve mai apparire superiore agli spettatori. Il conformismo è la prima regola, bisogna nascondere le qualità particolari, eccentriche, straordinarie. Il fessacchiotto pressochè analfabeta è il tipico uomo di successo dell'era televisiva. Gli stessi politici sono ben lontani dall'essere gli aristoi, i migliori, i più nobili. Tutt'altro: sono sprovveduti e meschini. Essi non devono mai mostrare di essere superiori alla massa. "Fortunato chi è già mediocre, chi è già una nullità!". I politici lanciano slogan così semplici che qualunque idiota saprebbe ripeterli. Ecco qui la saldatura tra i reality e la politica: i parlamentari somigliano a quei personaggi privi di pregi e virtù che affollano le porcilaie televisive. Già Umberto Eco diceva di Mike Bongiorno che lui aveva capito che non bisogna mai sembrare più colti degli spettatori ("Ma chi sarà mai questo Paolovi??" Si trattava di Paolo VI) . La televisione non può che divulgare mediocrità e banalità.

     La maggioranza ringrazia dello sprofondamento verso il basso e non può che eleggere i peggiori (tutti vanno e andrebbero bene: Mastella, Riina, Corona, Briatore, Dell'Utri, Lo Piccolo, Berlusconi, Paris Hilton). Siamo con tutte le gambe conficcate nella cosiddetta cultura visuale. Il suo potenziale educativo sulla massa d’ignoranti che noi italiani siamo non si può trascurare. La narrazione per immagini va subito al dunque, sottrae le prodezze della parola nelle sue performance di approssimazione alla cosa, sostituisce alla lentezza del lavorio e dell’indagine la rapidità del piatto servito e pronto, privatizza il politico, rade al suolo le complessità della storia, addomestica il sublime, il misterioso, l’arcano. Possiamo trascurarne le possibili conseguenze?

    C'è da dire che la televisione ha solo inasprito un processo già in corso. Perciò dovremmo ricordare quanto diceva nel 1859 John Stuart Mill: "La semplice verità è che, indipendentemente dagli omaggi tributati a parole o anche nei fatti alla superiorità intellettuale, reale o presunta, la tendenza generale del mondo è al predominio della mediocrità. Nell'antichità, nel Medioevo, e, in misura decrescente, durante la lunga transizione dal feudalesimo alla società odierna, l'individuo costituiva un potere a sé; e se aveva grandi talenti o una posizione sociale elevata era un potere considerevole. Oggi gli individui si perdono nella folla. In politica, dire che governa l'opinione pubblica è quasi una banalità. Il solo potere che meriti di essere chiamato tale è quello delle masse, e dei governi finché si rendono espressione delle tendenze e degli istinti delle masse. Questo è altrettanto vero nei rapporti morali e sociali privati che nelle transazioni pubbliche. Coloro la cui opinione viene chiamata opinione pubblica non sono sempre lo stesso pubblico: in America sono l'intera popolazione bianca; in Inghilterra sono principalmente la classe media. Ma in tutti i casi si tratta di una massa, cioè della mediocrità collettiva. E, novità ancora maggiore, oggi le masse non ricevono più le loro opinioni dalle gerarchie ecclesiastiche e statali, da capi visibili, o dai libri. Chi pensa per loro conto sono uomini molto simili a loro, che li arringano o parlano a loro nome, sull'impulso del momento, attraverso i giornali".

Postato da: jackleopardi a 14:37 | link | commenti

martedì, 06 novembre 2007

 

L'INDIFFERENZA NON è UN' ILLUSIONE OTTICA

Postato da: jackleopardi a 23:43 | link | commenti (2)
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TERRORIZZO, DIROTTO E AMMINISTRO

 

 

      Per molti il fascino del Pd risiede in un requisito che una volta sarebbe stato giudicato addirittura segno di prostituzione, un requisito fondamentale oggi: l'assenza di un'ideologia precisa e definita, una sorta di apertura a tutti gli elettori senza distinzioni di pensiero.

      Oggi si lamenta anche un allontanamento delle passioni dalla vita politica, un distacco dell'esistenza dei singoli dalle elites di potere, incapaci di rispondere alle loro intime esigenze. Su Repubblica del 6 novembre Slavoj Zizek esordisce sottolineando proprio la sventura della riduzione della politica ad "amministrazione efficiente". L'ateo Bertinotti, il 5 novembre da Ferrara a "Otto e mezzo", confessava di ascoltare le dichiarazioni del pontefice Ratzinger perchè testimonianze di un'interrogazione radicale sul significato dell'esistenza, interrogazione che la politica attuale è ben lontana dal sollevare. Allora si può iniziare a sospettare che l'emancipazione dai dogmatismi e dalle contrapposizioni ideologiche può aver provocato anche il prosciugamento delle motivazioni e degli entusiasmi che non possono che ripresentarsi in una forma inattesa e controproducente. Le passioni, espulse a forza in nome dell'ideologia della cancellazione delle ideologie, schiacciate in virtù della delegittimazione delle grandi tradizioni politiche del XX secolo, esplodono e saltano fuori con il volto demoniaco della paura e della violenza. Rimossi i nemici interni dell'atomismo sociale, dell'indifferenza al bene comune, dell'inappartenenza al destino degli ultimi e dei deboli, del divorzio tra le maggioranze e la deliberazione nelle democrazie, si è ritenuto più economico riabilitare la vecchia strategia della sopravvalutazione del nemico esterno, feroce assediante della nostra dorata fortezza.

     Basta, non vogliamo più essere molestati, vogliamo essere lasciati in pace; rom, romani, rumeni ci invadono, via, espelliamo il male! Insomma resta solo la paura, "ultima risorsa di mobilitazione". Le oligarchie affidano ai telegiornali il lavoro sporco del sollevamento delle emozioni più ovvie ed elementari, terrore ed odio; al contempo il populismo più laido e scaltro si maschera da democratica obbedienza alla sacra volontà popolare.

Postato da: jackleopardi a 21:52 | link | commenti (4)

mercoledì, 24 ottobre 2007

la prigione Patrizia CAVALLI   Qui leggo una poesia di Patrizia Cavalli.

Postato da: jackleopardi a 23:38 | link | commenti

LIBERTA' E LEGGIADRIA

        A guardare certe avvenenti donne nel loro sicuro avvicinamento, armate del loro studiato corazzamento estetico, ci si duole che per i nostri inermi occhi l’abito faccia così prepotentemente il monaco. Come posso lasciarmi scuotere alla vista di quelle collane enormi penzolanti sulla scollatura perennemente estiva, di quello sfarzoso accumularsi di occhiali da sole, orecchini, bracciali su bracciali in profusione onanistica e ubertosa? Fingo di rimpiangere la macchia e lo sbreco, il trasandato e lo sformato, l’urto dei colori e delle righe, il passo debole di chi non pretende d’esser guardata, la timidezza di chi non ha sonagli da agitare per incollare lo sguardo, ma nulla oppongo quando si gonfia senza rispetto l’incanto davanti alla vittoria del decoro e degli ornamenti sicuri di sé, di fronte al pavoneggiarsi di chi si sbraccia e tamburella i tacchi sul pavimento, sorridendo per regalo e non per necessità di traboccar gioia. Invece di ritrarmi disgustato dopo la scenata della bella, vi assisto e pago il mio tributo di forzato del piacere visivo. Pronte a comandare a bacchetta, le sfilatrici strepitanti, accecate dallo specchio, le orecchie colme di applausi, non vedono l’ora di chiedere il contraccambio del tempo speso a curarsi la fotogenia. L’autoritarismo della bellezza muove alla ribellione, sollecita l’adunata di tutte le risorse in grado di donare al carattere indipendenza e distinzione. La seduzione estetica irretisce lo spettatore e lo priva della sua autorevolezza, gli impone una valutazione generalizzata all’intera persona e con ciò decreta l’irrilevanza della vita interiore. Il rapimento che comunica lo spettacolo fisico di una donna fortunata significa furto di potere, genuflessione alle sirene dell’apparenza, sudditanza ad uno strato luccicante senza profondità, consegna della propria anima al dispotismo dei sensi.  

Postato da: jackleopardi a 23:33 | link | commenti

sabato, 20 ottobre 2007
Ascoltate!

 

Ho postato alcune letture di poesie: Gabriele Frasca, Patrizia Cavalli, Montale.

Postato da: jackleopardi a 17:48 | link | commenti (2)