"L'intellettualismo dipende da un istinto da galletti che vogliono dominare il pollaio", G. Celati.
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Pochi appaiono esser consapevoli di quanto dietro il razzismo si nasconda un semplice errore logico. L'errore di chi pre-giudica una persona assegnandole caratteristiche tradizionalmente possedute dalla categoria sociale, etnica, anagrafica, geografica, più spesso culturale, alla quale appartiene o, meglio, sembra appartenere. Il razzista ha fretta di sentenziare, non vuole ammettere di non sapere, rifiuta di rallentare, di guardarsi intorno, di aspettare e valutare tutti i casi, disprezza la cautela ed il rispetto umile delle contingenze. Assolutizza il relativo, generalizza il particolare, ingigantisce il dettaglio. Gli zingari rubano, gli uomini sono sessuomani, gli ignoranti sono stupidi, i settentrionali sono freddi, gli stranieri sono delinquenti. Lo sappiamo che è così, è scontato, perchè darsi la pena di verificare? E’ molto facile sentir parlare di un “loro”. Non ragazzini, non vecchi abituati alla mentalità chiusa da paesello, non incolti neofascisti. Persone con cui è facile discorrere dell’ultimo romanzo o saggio letto, evento rarissimo in Italia. Anche questi parlano di un "loro". Chi sono loro? Lo sappiamo tutti. E’ ovvio.
In una vecchia canzone del divinizzato cantante del popolo (un pò come è del popolo il nuovo partito del Miliardario) Vasco Rossi, “Colpa d’Alfredo”, si diceva candidamente: “E’ andata a casa con il negro la troia!” e “l’ho vista uscire mano nella mano con quell’africano che non parla neanche bene l’italiano”. Canzone che ho sentito cantare spesso da tante illuminate persone autoelettesi di sinistra, senza neanche un riferimento sarcastico, una leggera presa di distanza da queste due frasacce. Recentemente ho sentito Beppe Grillo, in un suo spettacolo, consigliare ai poliziotti di menare gli immigrati non in pubblico, non davanti a tutti belìn!, ma al riparo dalle luci mediatiche!
E’ facile poi sentirsi spiegare da conoscenti di CENTROsinistra ( non di sinistra per carità che poi diventi estremista!) che la si butta sul razzismo perchè non si abita davanti ad un campo rom! Non sono leghisti, semplicemente respirano il clima all’interno del quale parlare del tema della sicurezza (altra parola desemantizzata) significa badare a non essere espropriati dagli zingari. Un clima culturale inquinato dall’aura di rispettabilità conquistata dai vari criptofascisti come Fini, Casini, Berlusconi, Amato; un clima in cui si è estremisti se non si riconosce che la coperta è corta e “loro” ci stanno sempre più scoprendo. Stiamo facendo il naso al letamaio, non riconosciamo più come barbarie la politica dell’esclusione e dell’espulsione. Lo schiavismo implicito della Bossi-Fini è stato accettato, anzi con un verbo che piace anche alla sinistra, “tollerato”, sanato. Non basta dire che la sinistra si sta lasciando contaminare, che la sua vera essenza, il suo volto oscuro ed autentico, è la destra. Il razzismo culturale (non più etnico) è l’anima di una politica ritenuta realista, responsabile, concreta. Bisogna conservare e tutelare il fuori, la sua nullificazione per opera della globalizzazione è inaccettabile. Che restino in vita il fuori e la casa, ed in questa rifugiamoci contro le tenebre dell’incontro con l’altro.
L'ignoranza dell'altro, il non conoscere la sua complessità, è il primo incubo del razzista. L'altro è una notte oscura da cui fuggire, un arcano che ci può esplodere addosso. Gli idioti ( nel senso letterale) di sinistra che risolvono tutto urlando "a casa mia nessuno è straniero" non fanno che ripetere la viltà della fuga dall'estraneità, mistero da tutelare. In un impeto di romanticismo infantile dimenticano che la differenza non va nè sciolta nè rimossa. Dell'altro è necessario salvare la ricchezza. Oggi invece sono più ammirate le scorciatoie. E' più economico affidarsi agli eventi singoli e lasciare che si dilatino infettando l'insieme. Più facile ridurre la complessità: gli immigrati non sono persone, sono braccia.
